Page 36 - merged
P. 36

COMMEMORAZIONE DEL SOCIO ENRICO FERMI
                                                                                   35



       Questo problema lo portò ad interessarsi dei campi magnetici esistenti nella galassia
       in generale nei bracci delle nebulose spirali, argomenti a cui dedicò negli ultimi anni
       vari lavori dei quali alcuni in collaborazione con l'astrofisico S. Chandrasekhar.

       Tutti questi e molti altri lavori che non ho il tempo di ricordare, furono fatti da Enrico
       Fermi    in poco più di trenta anni di tenace, fervido lavoro. La sua attività era ancora così
       viva, così giovanile e priva di ogni segno di stanchezza, da far ritenere che egli avrebbe
       continuato a produrre, con lo stesso ritmo forte e regolare, lavori fondamentali ancora
       per molti e molti anni.

       La sua opera scientifica è così poderosa e geniale, le conseguenze pratiche di alcuni
       dei suoi lavori sono così importanti e gravi che facilmente, chi non abbia avuto la fortuna
       di conoscerlo, è portato a farsi di lui un'immagine molto diversa (dal vero solo i parenti e
       gli amici, solo coloro che l'hanno conosciuto sanno che se da un lato era difficile separare
       in Enrico Fermi i vari aspetti di scienziato, di ricercatore, di maestro e di uomo, poiché
       intimamente fusi fra loro, d'altro canto la sua semplicità di gusti e di maniera di vivere,
       la sua calma serena di fronte ai problemi della vita, la sua mancanza di qualsiasi posa
       o stranezza di carattere, furono qualità umane ancor più notevoli per il contrasto con le
       sue eccezionali qualità di scienziato.

       Lavoratore instancabile, trascorreva gran parte della sua giornata nella università
       e nel laboratorio ove procedeva con calma sicura, concentrando il suo sforzo su di un
       ben determinato problema, che affrontava con decisione eccezionale mirando allo scopo
       principale senza preoccuparsi dei dettagli inessenziali. Le teorie matematiche o le tecniche
       sperimentali che egli impiegava con scioltezza, di volta in volta a seconda del bisogno,
       erano per lui soltanto mezzi per giungere allo scopo, quello di comprendere chiaramente
       un determinato fenomeno.

       Sono sempre stati i fenomeni ad interessarlo e la loro scoperta ha sempre avuto per
       lui il carattere di una conquista definitiva, mentre le teorie avevano il valore di utili, anzi
       necessari, schemi di collegamento fra i vari fenomeni, schemi che si creano, si adattano o
       si sostituiscono a seconda dei dati della esperienza.

       Per quanto dotato di una vasta coltura scientifica non studiava nel senso normale
       della parola. Quando per esempio si imbatteva in un lavoro teorico importante fatto da
       qualcun altro, invece di leggerlo, cercava di farsi rapidamente un'idea del suo contenuto
       scorrendone la introduzione e le conclusioni, e poi lo rifaceva seguendo, il più delle volte,
       una via originale.

       Quando lavorava amava avere dei collaboratori i quali, generalmente, anche se già
       maturi, finivano con l'imparare da lui tante cose da diventare in un certo senso suoi
       allievi; e gli allievi, anche se molto giovani, venivano posti immediatamente di fronte
       ai problemi che in quel momento lo interessavano e divenivano così rapidamente suoi
       collaboratori. Il lavoro veniva svolto in maniera efficientissima ma con calma, in una
       atmosfera serena quasi quella di un giuoco impegnativo ma piacevole.

       E gli stessi collaboratori ed allievi erano i suoi amici, che frequentavano la sua casa e
       con cui passava le vacanze o i giorni festivi, facendo passeggiate o giocando a tennis o
       andando a sciare.
   31   32   33   34   35   36   37   38   39   40   41