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COMMEMORAZIONE DEL SOCIO ENRICO FERMI
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Questo problema lo portò ad interessarsi dei campi magnetici esistenti nella galassia
in generale nei bracci delle nebulose spirali, argomenti a cui dedicò negli ultimi anni
vari lavori dei quali alcuni in collaborazione con l'astrofisico S. Chandrasekhar.
Tutti questi e molti altri lavori che non ho il tempo di ricordare, furono fatti da Enrico
Fermi in poco più di trenta anni di tenace, fervido lavoro. La sua attività era ancora così
viva, così giovanile e priva di ogni segno di stanchezza, da far ritenere che egli avrebbe
continuato a produrre, con lo stesso ritmo forte e regolare, lavori fondamentali ancora
per molti e molti anni.
La sua opera scientifica è così poderosa e geniale, le conseguenze pratiche di alcuni
dei suoi lavori sono così importanti e gravi che facilmente, chi non abbia avuto la fortuna
di conoscerlo, è portato a farsi di lui un'immagine molto diversa (dal vero solo i parenti e
gli amici, solo coloro che l'hanno conosciuto sanno che se da un lato era difficile separare
in Enrico Fermi i vari aspetti di scienziato, di ricercatore, di maestro e di uomo, poiché
intimamente fusi fra loro, d'altro canto la sua semplicità di gusti e di maniera di vivere,
la sua calma serena di fronte ai problemi della vita, la sua mancanza di qualsiasi posa
o stranezza di carattere, furono qualità umane ancor più notevoli per il contrasto con le
sue eccezionali qualità di scienziato.
Lavoratore instancabile, trascorreva gran parte della sua giornata nella università
e nel laboratorio ove procedeva con calma sicura, concentrando il suo sforzo su di un
ben determinato problema, che affrontava con decisione eccezionale mirando allo scopo
principale senza preoccuparsi dei dettagli inessenziali. Le teorie matematiche o le tecniche
sperimentali che egli impiegava con scioltezza, di volta in volta a seconda del bisogno,
erano per lui soltanto mezzi per giungere allo scopo, quello di comprendere chiaramente
un determinato fenomeno.
Sono sempre stati i fenomeni ad interessarlo e la loro scoperta ha sempre avuto per
lui il carattere di una conquista definitiva, mentre le teorie avevano il valore di utili, anzi
necessari, schemi di collegamento fra i vari fenomeni, schemi che si creano, si adattano o
si sostituiscono a seconda dei dati della esperienza.
Per quanto dotato di una vasta coltura scientifica non studiava nel senso normale
della parola. Quando per esempio si imbatteva in un lavoro teorico importante fatto da
qualcun altro, invece di leggerlo, cercava di farsi rapidamente un'idea del suo contenuto
scorrendone la introduzione e le conclusioni, e poi lo rifaceva seguendo, il più delle volte,
una via originale.
Quando lavorava amava avere dei collaboratori i quali, generalmente, anche se già
maturi, finivano con l'imparare da lui tante cose da diventare in un certo senso suoi
allievi; e gli allievi, anche se molto giovani, venivano posti immediatamente di fronte
ai problemi che in quel momento lo interessavano e divenivano così rapidamente suoi
collaboratori. Il lavoro veniva svolto in maniera efficientissima ma con calma, in una
atmosfera serena quasi quella di un giuoco impegnativo ma piacevole.
E gli stessi collaboratori ed allievi erano i suoi amici, che frequentavano la sua casa e
con cui passava le vacanze o i giorni festivi, facendo passeggiate o giocando a tennis o
andando a sciare.

